TEATRO DELLA MEMORIA | Il mulo che riconobbe una SS – Bonomi e Parazzoli


MONTICELLI BRUSATI
Sabato 26 gennaio 2019 – ore 21
CAMBIO LOCATION!!!
Sala Civica Comunale
Via Valle 2

testo e regia Monica Bonomi
con Monica Bonomi
fisarmonica Andrea Parazzoli
musiche Andrea Parazzoli
voce fuori campo Marika Viglietta Bonomi
consulenza dialettale Paola Grande
elementi scenografici Paolo Sette

Il monologo polifonico “il mulo che riconobbe una ss”, dal retrogusto onirico ed evocativo, ripercorre alcune tappe della seconda guerra mondiale, di un’ Italia spaccata in due, se non in più pezzi e di un paese che, trascinato in un drammatico baratro, cerca di salvare in extremis il proprio senso umanitario. L’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio, 1200 ebrei che si trovavano a St. Martin Vésubie, vennero invitati dall’esercito italiano a scappare assieme alle truppe. L’esercito italiano infatti, sapeva che se fossero rimasti in Francia, nelle mani dei tedeschi, la vita di quei civili sarebbe stata gravemente minacciata. Ma a Borgo San Dalmazzo molti verranno trucidati, altri deportati. L’inaspettata situazione che faceva ben sperare i soldati italiani di trovare la pace e gli alleati americani già stabiliti in Italia, produsse uno scontro a fuoco con un forte schieramento tedesco. Da qui la scelta della lotta partigiana da parte di molti militari e civili. Prima dell’armistizio, alcuni esponenti della politica italiana, diplomatici e ispettori di polizia, si spesero per proteggere e salvare dalle deportazioni gli ebrei che scappavano nei territori occupati dagli italiani.
La storia è stata scritta in ricordo di un mulo realmente esistito che diede un calcio ad Adolf Eichmann, il famoso ragioniere delle ss, l’uomo che ideò le deportazioni sui binari della morte. Egli infatti prima di fuggire in argentina, rimase circa un anno in un paesino della Romagna, Villa Minozzo, sotto il falso nome di Riccardo Clement. Nessuno lo riconobbe, ma un mulo un giorno gli diede un calcio molto potente. Nell’immaginario si può pensare che quel mulo sia stato l’unico a stanare il male, in quanto dotato di tutti gli istinti per farlo.
Il progetto però è anche figlio della volontà di raccontare un rapporto poco conosciuto tra l’esercito italiano e la popolazione ebraica. Non abbiamo voluto soffermarci sulle singole biografie dei deportati, ma su una serie di eventi che, raccolti per lunghi mesi, sono stati messi in connessione tra loro, attraverso le parole di due personaggi impreparati, di invenzione simbolica e che danno voce alla crudele realtà che molti vissero sulla propria pelle.
Non sempre il bene e il buono nascono da una consapevolezza definita, ma da un istinto, da un dono, da un lampo improvviso che gli uomini possono scegliere di sviluppare, a prescindere dalle loro certezze politiche o immaturità esistenziali. Perlasca ne è un esempio.

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